Contrastare lo spreco alimentare e al tempo stesso salvaguardare l’ambiente si può. In un’ottica di economia circolare, sono ormai tanti gli esempi di upcycling, cioè il processo di trasformazione degli scarti alimentari (ma non solo) in nuovi materiali e soluzioni, che possono aiutare a ridurre i rifiuti e a mantenere l’ambiente più sano. Così facendo, oltre a valorizzare ciò che altrimenti verrebbe buttato via, anche i costi di smaltimento dei rifiuti che le aziende si devono sobbarcare vengono minimizzati con un conseguente guadagno anche di tipo economico. Su queste basi, è nato un dispositivo di origine vegetale che favorisce la conservazione degli alimenti freschi come la frutta e la verdura. Mentre dagli scarti dei latticini e del tofu, un team di ricercatori svizzeri ha creato delle piccole sfere capaci di assorbire l’anidride carbonica . A Barcellona, invece, l’amministrazione comunale, sta sperimentando un nuovo tipo di asfalto green ottenuto dagli scarti degli ulivi.
Agreenet lancia il bollino salvafreschezza
Agreenet è una start-up con sede a Torino attiva nella ricerca e nella progettazione di biomateriali innovativi capaci di prolungare la vita degli alimenti freschi. Come? Puntando su una migliore conservazione, vero tallone d’Achille della catena distributiva. L’obiettivo di Agreenet è contrastare lo spreco di cibo lungo tutta la filiera agroalimentare: dal trasporto sino al confezionamento. Un contributo importante se si pensa che, a causa di diverse criticità nel sistema di distribuzione del cibo, la perdita economica ammonta ogni anno a circa 1 miliardo e mezzo di euro.Il dispositivo PìFresc®
Il dispositivo PìFresc®, realizzato dalla start-up, assicura agli alimenti freschi, in particolare frutta e verdura, una riduzione degli sprechi sino al 60%, mentre la durata della conservazione può contare sino a 10 giorni in più.
Rivolto principalmente alle aziende, il dispositivo PìFresc® è un bollino compostabile ottenuto da una miscela di materiali di origine vegetale, da posizionare nei contenitori di frutta e verdura. Una volta all’interno delle confezioni, PìFresc® rilascia principi attivi naturali, quindi sicuri per il consumo, capaci di migliorare la durata della conservazione e la freschezza di frutta e verdura. Ma oltre che alle aziende, Agreenet si rivolge anche ai consumatori finali con l’offerta di cartoncini, attivi per quattro settimane, da posizionare all’interno del frigorifero. I cartoncini sviluppano principi attivi che eliminano i cattivi odori, inibiscono la formazione di muffe e creano un ambiente più sano, prolungando la vita di frutta e verdura. La funzione è simile a quella Shelfy ma, in questo caso, il valore aggiunto è dato proprio dall'origine vegetale del sistema.
Dagli scarti alimentari le perle che catturano la CO2
Si sa che lo spreco alimentare contribuisce alle emissioni di CO2 ma un gruppo di ricercatori svizzeri dell’ETH Zurich ha utilizzato proprio gli scarti alimentari per ‘pulire’ l’aria. Gli scienziati svizzeri hanno creato delle microsfere che catturano l’anidride carbonica. Il processo si presenta come un perfetto esempio di come l’economia circolare serva anche alla cura dell’ambiente, a combattere il cambiamento climatico e non solo a ridurre scarti e rifiuti. Il sistema proposto dal team svizzero richiede inoltre un consumo di energia molto minore rispetto ai processi di assorbimento convenzionali.Come funzionano le microsfere organiche
Per produrre queste perle dalle proprietà quasi magiche, i ricercatori hanno utilizzato gli scarti ottenuti dalla lavorazione dei latticini e del tofu. Le proteine contenute in questi scarti sono state trasformate in fibrille amiloidi cioè ammassi di proteine insolubili poi combinate con l’idrossido di potassio. In parole povere, le proteine degli scarti vengono trasformate in microsfere porose capaci di assorbire, come fossero delle spugne, l’anidride carbonica presente nell’atmosfera. I test di laboratorio hanno dimostrato l’efficacia del procedimento su piccole quantità. Resta ora da vedere se sia possibile replicare il tutto su larga scala. Quel che è certo è che una strada è tracciata e i cosiddetti scarti si confermano un materiale prezioso che, una volta lavorato, apre le porte a soluzioni innovative e sostenibili.
Dagli scarti delle olive arriva l’asfalto green
Se con gli scarti del riso si possono costruire le case, con gli scarti degli ulivi si fanno le strade. Succede a Barcellona dove l’amministrazione comunale sta sperimentando nel distretto dell'Eixample un nuovo tipo di asfalto ottenuto dai noccioli delle olive. Il progetto punta a promuovere l’economia circolare attraverso il riciclo degli scarti agricoli, riducendo i rifiuti e la dipendenza dai materiali derivanti dal petrolio. I risultati dei primi test hanno anche stimato che durante il processo di produzione di questo tipo di asfalto, le emissioni di CO2 si riducono sino al 75%. Anche l’asfalto, per tutta la sua durata, funzionerà inoltre come una carta assorbente del carbonio, diminuendo così l’inquinamento atmosferico.Il processo di trasformazione degli scarti
La trasformazione è possibile attraverso un processo che si chiama pirolisi. Gli scarti degli ulivi, comprensivi di noccioli e potature, vengono bruciati ad altissima temperatura e in assenza di ossigeno. La mancanza di ossigeno è importante perché inibisce la combustione e evita il rilascio delle emissioni di anidride carbonica. In questo modo si ottiene un carbone vegetale (biochar) solido e poroso che agisce come una spugna per il carbonio. L’asfalto green ottenuto continua poi immagazzinare carbonio, sottraendolo all’atmosfera, per tutta la vita. L’innovazione potrebbe essere facilmente replicata in Italia, Paese che occupa il secondo posto nel mondo per quanto riguarda la produzione dell’olio di oliva.