Spreco alimentare, la Legge Gadda 10 anni dopo

Bisogna donare il cibo ancora buono che avanza - RiciblogIl 14 settembre scorso la Legge 166/2016, conosciuta anche come Legge Gadda, ha compiuto 10 anni dalla sua entrata in vigore. La legge, che fatto scuola anche in Europa, è stata introdotta con l’obiettivo di contrastare gli sprechi alimentari (e farmaceutici). Come? Attraverso il recupero e la redistribuzione delle eccedenze e dei prodotti ancora buoni da mangiare ma non più vendibili. La norma prevede alcune definizioni capaci di garantire la sicurezza e la consumabilità dei cibi che vengono donati prima di venire redistribuiti, indicando in modo chiaro le caratteristiche degli alimenti e le modalità di conservazione. Ma non solo. Per gli enti e le istituzioni che gestiscono queste pratiche, a cominciare dalle associazioni di volontariato, sono previste semplificazioni burocratiche, oltre ad agevolazioni fiscali per i donatori e iniziative di formazione per i volontari. Dopo 10 anni, sono stati presentati alla Camera, nel corso del convegno “Dieci anni che non si sprecano – La legge ‘Gadda’ 166/2016: i risultati, le alleanze, il futuro”, i primi risultati della valutazione di impatto economico e dell’indagine nazionale su 623 enti del Terzo Settore. Lo studio è stato realizzato da Fondazione Terzjus ETS e Fondazione Valore con il sostegno della Fondazione Cariplo.

I volumi e l’impatto economico delle donazioni dopo la Legge Gadda

In questi 10 anni è stato pari a 10,3 miliardi di euro l’impatto delle donazioni, mentre le eccedenze donate ammontano a 3,7 milioni di tonnellate. Si tratta di stime per difetto dato che la ricerca è ancora in corso. Per ora, in assenza di dati nazionali omogenei, mancano infatti all’appello le donazioni provenienti da diversi e importanti settori come, ad esempio, l’agricoltura, la pesca, i pubblici esercizi e la filiera della somministrazione. Maria Chiara gadda è stata la prima firmataria della legge - RiciblogTra il 2016 e il 2025, le eccedenze raccolte da Banco Alimentare presso l'industria e la distribuzione sono invece cresciute del 95%: da circa 22mila a 42.800 tonnellate l'anno. La Legge Gadda ha dunque funzionato ma, in prospettiva, l’intenzione è di promuovere e di diffondere ancora di più la conoscenza degli strumenti offerti dalla normativa con l’obiettivo di allagare la platea dei donatori. Al convegno è intervenuta Maria Chiara Gadda (nella foto), prima firmataria della legge e vicepresidente dei deputati di Italia Viva-Casa Riformista. Per la deputata si deve entrare ora in una seconda fase che punti “a sostenere la logistica e gli strumenti del Terzo settore, anche attraverso un credito d’imposta, e includere i farmaci per la salute mentale tra i beni donabili. Perché le buone leggi si aggiornano guardando ai bisogni del futuro”.

Come ha risposto alla Legge Gadda il Terzo settore

La prima fase dell’indagine ha coinvolto 623 enti del Terzo settore che si occupano e gestiscono la raccolta e la redistribuzione degli alimenti invenduti, di quelli non più commercializzabili e delle eccedenze di cibo. Secondo i dati del Registro unico nazionale del Terzo settore, dei 153.232 inscritti al 1° ottobre di quest’anno, 1.171 dichiaravano di operare nelle attività antispreco che si concretizzano nelle pratiche di cessione gratuita a fini solidaristici di cibo e altri prodotti riconducibili alla Legge Gadda. Grazie allo studio sono state anche approfondite le caratteristiche dei soggetti in questione. Le risposte evidenziano una filiera solidale diffusa e radicata nei territori. Nel corso degli ultimi 12mesi, l’80,3% ha raccolto o ricevuto beni alimentari. Tra i donatori, la parte del leone la fanno le aziende che contribuiscono per l’81,2% (comprese le donazioni di prodotti non alimentari e medicinali). Il recupero e la redistribuzione avviene soprattutto localmente e, nel 72% dei casi, nella stessa città se non nello stesso quartiere. I destinatari dei beni sono:
  • famiglie e singoli in serie difficoltà economiche (26,6%),
  • anziani fragili (17,3%),
  • senzatetto e cittadini in povertà (15,4%),
  • immigrati residenti (13,3%).
Da questi dati emerge che la filiera dell’antispreco è anche un valido strumento di inclusione e di contrasto alla marginalità.

Il ruolo delle organizzazioni solidali

Volontari del Banco Alimentare al lavoro - RiciblogAlle donazioni delle aziende e della distribuzione si sommano quelle dei cittadini e degli enti pubblici. I primi partecipano a collette e campagne di raccolta come indicato dal 61% delle organizzazioni, le donazioni dei secondi sono invece redistribuite dal 22,6% delle associazioni benefiche.

Il 55,4% dei soggetti intervistati ha inoltre cominciato ad attivarsi nell’ambito della raccolta e della redistribuzione dopo l’entrata in vigore della Legge Gadda. Più in particolare dopo i primi tre anni e nel periodo successivo al Covid. Più della metà degli enti solidali non ha dipendenti o collaboratori: solo il 19,6% dispone di un piccolo numero (tra tre e cinque persone) di lavoratori. E ciò significa che gli enti sono per lo più sostenuti da volontari, come succede anche per altre associazioni attive nel contrasto agli sprechi. In tal senso, durante il convegno, è stata sottolineata la necessità di rafforzare la rete delle associazioni e degli altri enti benefici, investendo maggiormente in formazione e negli strumenti digitali capaci di fornire supporto dal punto di vista normativo e fiscale.

La conoscenza della Legge Gadda

Insieme alle altre sfide da affrontare, emerge anche la necessità di promuovere campagne informative sulla Legge 116/2016 in quanto i dati mostrano una conoscenza ancora relativa della norma da parte delle imprese e degli enti. L’indagine ha evidenziato che:
  • solo un 39,6% dichiara di conoscere la legge approfonditamente,
  • il 50,9% non conosce nel dettaglio i principi e gli strumenti della normativa ma ne ha solo sentito parlare,
  • il 9,5% la ignora del tutto.

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