Lo spreco alimentare moltiplica le diseguaglianze. Il paradosso italiano nei dati Waste Watcher '26

Nella 7ma Giornata di consapevolezza delle perdite e sprechi alimentari i dati aggiornati dell’Osservatorio Waste Watcher sottolineano come lo spreco alimentare non abbia “solo” un costo economico e ambientale. Vero e proprio moltiplicatore delle disuguaglianze, questo fenomeno produce un paradosso sociale. A sprecare di più, infatti, sono i ceti popolari: chi ha meno risorse perde più cibo e una quota proporzionalmente maggiore del proprio reddito.

Questo è uno degli aspetti emersi dalla presentazione dei dati del nuovo Rapporto WWI monitorato con DISTAL Università di Bologna nell’ambito della Campagna pubblica di sensibilizzazione Spreco Zero, su powering Ipsos DOXA fatta dall’Osservatorio Waste Watcher International. Presentazione avvenuta come ormai consuetudine nella 7ma Giornata internazionale di prevenzione di consapevolezza sulle perdite e sprechi alimentari, scadenza istituita nel 2019 dalla Fao per sottolineare un fenomeno che acuisce le disparità e sociali e che è da contrastare a livello internazionale.“Lo spreco alimentare nelle case degli italiani vale 6,6 miliardi di euro l’anno – ha detto Andrea Segrè, Direttore scientifico dell’Osservatorio Waste Watcher International sugli sprechi – mentre ciascuno di noi getta ogni anno 25,74 chili di cibo, equivalenti a 112 euro. In questo scenario lo spreco diventa ancora più insostenibile, anche economicamente: è valore prodotto, acquistato e poi distrutto”.

Negli Stati Uniti si sprecano quasi 800 gr procapite a settimana

In questa edizione i dati sono stati messi in confronto con quelli del mercato degli Stati Uniti. La 7ma Giornata internazionale di Prevenzione di consapevolezza sulle perdite e sprechi alimentari ha offerto l’occasione per presentare la sezione speciale del Rapporto Waste Watcher International: il Cross Country Report Italia–USA: ovvero, quanto e perché sprecano i cittadini statunitensi e quelli italiani. La fotografia restituisce un divario notevole: i consumatori nord-americani, infatti, sono a quota 775,7 grammi di cibo sprecato settimanalmente, quasi 300 grammi in più di quelli italiani. Ma analizzando verticalmente la popolazione statunitense, si scopre che negli Stati Uniti sprecano soprattutto i cittadini di origine italiana. 

In Italia, svolta positiva. Spreco sotto il mezzo kg a testa nei 7 giorni

Eat me first. Campagna antispreco della Fao - RiciblogI dati di questa edizione del Waste Watcher segnalano per l’Italia una svolta positiva. Il nostro Paese arretra infatti rispetto alla soglia “psicologica” dei 500 grammi di cibo gettato procapite ogni settimana (493,7 grammi alla settimana).

E con un calo netto dell’11,17% rispetto ai 555,8 grammi rilevati un anno fa, nell’agosto del 2025, e ai 554 monitorati lo scorso 5 febbraio, in occasione della Giornata nazionale 2026 di Prevenzione dello spreco alimentare, l’Italia si avvicina al Target 12.3 degli Obiettivi di Sostenibilità dell’ONU, fissato nella soglia-obiettivo 2030 di 369,73 grammi settimanali. Con la speranza che il risultato raggiunto sia il frutto di un cambiamento strutturale. 

Nel Sud, i cittadini a basso potere d’acquisto sono meno virtuosi 

Dal punto di vista geografico, il dossier presentato rappresenta un’Italia merceologicamente e socialmente frammentata con il Nord lievemente più virtuoso, a 472,2 grammi di cibo sprecato pro capite settimanalmente, il Centro a quota 510,0 grammi e il Sud a 507,9 grammi. Maggiormente oggetto di spreco nel Centro Italia sono il pane fresco e i prodotti lattiero-caseari, mentre nel Sud si gettano soprattutto le pietanze cucinate in eccedenza, ad esempio la pasta cotta, oltre agli snack salati. “Uno scenario - riporta la nota di Waste Watcher -  che si riflette nel paradosso sociale dei cittadini a basso potere d’acquisto, che fanno registrare un volume di cibo gettato superiore del 26% rispetto alla media nazionale, evidenziando un drammatico peggioramento di ben 24 punti percentuali rispetto all’agosto 2025: “colpevoli” sono soprattutto gli scarti di cibo di consumo “primario”, spesso acquistato in eccesso per cogliere le offerte”.

Ma quali sono le ragioni che determinano lo spreco nelle nostre case? Su questo, la ricerca mette in luce un quadro complesso in cui interagiscono cause logistiche, psicologiche e di mercato. A cominciare dalla rapidità di deterioramento dei prodotti freschi e dalle criticità di gestione quotidiana delle scorte.

  • Il 36% degli intervistati sottolinea infatti che frutta e verdura vanno rapidamente a male una volta portate a casa
  • Il 33% confessa che il cibo viene semplicemente dimenticato in frigorifero o in dispensa fino a scadere, fare la muffa, marcire o deteriorarsi
  • Il 32% dei cittadini indica una responsabilità nella filiera commerciale, ritenendo che i cibi venduti nei negozi siano in realtà già vecchi. 

Quanto pesano gli aspetti psicologici

Particolarmente interessanti gli aspetti psicologici e comportamentali che emergono dal documento.

  • Il 28% degli italiani ammette di acquistare cibo in eccesso per la paura costante di non disporre a casa di scorte sufficienti
  • Un altro 28% dichiara apertamente di non gradire il consumo degli avanzi delle giornate precedenti
  • Il 26% riconosce in modo esplicito di comprare troppo durante la spesa
  • Le lusinghe del mercato e gli errori organizzativi completano la panoramica delle cause, con il 25% del campione che attribuisce lo scarto alla presenza di troppe offerte promozionali nei punti vendita
  • Il 23% calcola male le cose che servono realmente per i pasti
  • Un ulteriore 23% ammette di comprare confezioni troppo grandi

Ma c’è anche chi confessa di cucinare troppo cibo, un intervistato su 5 (il 21%), oppure incolpa i tempi troppo lunghi fra una spesa e l’altra, che causano il deterioramento degli alimenti, e chi ammette di non saper conservare correttamente i prodotti (15%) o di essere soggetto all’acquisto impulsivo di cibo che non piace realmente (11%).

L’approccio del lavoro Fao in tre parole: connettere, tradurre e scalare

Food saved is important. Campagna antispreco della Fao. RiciblogIl nuovo Rapporto dell’Osservatorio Waste Watcher International è stato illustrato in occasione dell’evento promosso a Roma dalla campagna pubblica Spreco Zero nella Sala Igea dell’Istituto Italiano dell’Enciclopedia Treccani, con la partecipazione delle istituzioni italiane di riferimento per la filiera nazionale del cibo. Fra gli altri, Maurizio Martina, Direttore generale aggiunto della Fao, ha portato la voce e i programmi dell'istituzione internazionale alla quale va il merito di avere istituito, nel 2019, la  Giornata di consapevolezza delle perdite e sprechi alimentari. "La perdita e lo spreco alimentare – ha sottolineato durante la presentazione – rappresentano una sfida ambientale, economica, sociale e di sicurezza alimentare, con cause e soluzioni che variano a seconda dei paesi, delle catene del valore e dei sistemi agroalimentari. Attraverso la componente sulla perdita e lo spreco alimentare della Food Coalition, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (Fao) collabora con l’Università di Bologna e il CIHEAM per raccogliere prove scientifiche, coinvolgere le parti interessate e tradurre la ricerca in strumenti pratici, raccomandazioni politiche e soluzioni scalabili a supporto del traguardo 12.3 degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDG). L’approccio può essere riassunto in tre parole: connettere, tradurre e scalare".

 

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