Perché contrastare oggi lo spreco alimentare è più importante che mai

Quanto vale lo spreco alimentare? A quante persone si può assicurare un pasto con il cibo salvato? E a quanto puòCrisi e conflitti fanno lievitare i costi dei generi alimentari - Riciblog ammontare il risparmio economico delle famiglie che sfruttano particolari offerte a prezzi scontati sugli alimenti invenduti? Domande che oggi assumono un significato ancora più importante, visti i costi alle stelle di generi alimentari e carburati a causa delle crisi e dei conflitti che stanno scuotendo il mondo. Perché, alla fine, come sempre, a pagare il conto finale sono i consumatori. In questo contesto diventano ancora più apprezzabili le iniziative che puntano ad assicurare un pasto a chi si trova in uno stato di povertà alimentare. Ma non solo. Perché anche chi ha un lavoro e uno stipendio, oggi, fa fatica a far quadrare i conti a fine mese. In questo ambito si muovono associazioni nazionali e locali, come la milanese Recup, la romana ReFoodGees e gli Ecomori di Torino, e realtà più tecnologiche come Too Good to Go. Tutte sono accumunate da un unico obiettivo:  ridurre gli sprechi e, al tempo stesso, aiutare le famiglie. Non meno rilevante è il ruolo della Gdo, dei mercati rionali o semplici negozi che, con la loro adesione alle diverse iniziative di recupero del cibo, contribuiscono ad alleggerire le difficoltà di molti.

Un’indagine fotografa la lotta allo spreco alimentare

In tal senso, sono interessanti i dati di una ricerca presentata da Banco Alimentare a Tuttofood, evento dedicato al sistema alimentare, che si è svolto a Milano dal 12 al 14 maggio. L’indagine è stata realizzata dal Food Sustainability Lab della POLIMI School of Management del Politecnico di Milano e dalla Fondazione per la Sussidiarietà, ed è stata promossa da Fondazione Banco Alimentare ETS. La POLIMI ha avuto il compito di analizzare il ruolo della distribuzione nel recupero delle eccedenze alimentari. La Fondazione per la Sussidiarietà ha invece svolto un’indagine statistica complementare realizzata sulla base dei dati raccolti. Il primo dato che emerge è che la Grande distribuzione organizzata è centrale nella lotta allo spreco alimentare. E, inoltre, tanto più grande è l’impresa quanto maggiore è il contributo in termini di donazioni.

Quanto valgono le donazioni di cibo e chi le fa

Il recupero delle eccedenze di Banco Alimentare - RiciblogPassando ai numeri dell’indagine, ammontano a più di 48mila le tonnellate di prodotti alimentari donati a fini sociali dalla Grande distribuzione organizzata per un controvalore di circa 229 milioni di euro, mentre sono 1.681 le imprese coinvolte. In totale, sono invece quasi 57mila le tonnellate di alimenti recuperati e donati a fini sociali e poco più di 8mila le tonnellate destinate al riuso circolare. Accanto a queste attività ci sono le promozioni commerciali e le offerte di beni scontati che portano alla valorizzazione economica di quasi 108mila tonnellate di alimenti. La ricerca evidenzia anche che la donazione è una pratica ancora poco diffusa in Italia e il grado di partecipazione dipende spesso dalle dimensioni dell’impresa stessa. Più in particolare:
  • circa il 50% delle imprese della Gdo dona le eccedenze,
  • la pratica della donazione interessa il 93% delle aziende di grandi dimensioni,
  • le medie imprese sono coinvolte nel 54% dei casi,
  • le piccole imprese rappresentano il 43% del totale.

Perché alcune imprese donano di più e altre meno

La propensione a donare non dipende solo dalla buona volontà. Ci sono altri fattori che influiscono su tali scelte. Lo studio di POLIMI, Fondazione Banco Alimentare e Fondazione per la Sussidiarietà evidenzia che per le imprese più grandi della GDO la decisione di donare dipende anche da una maggiore consapevolezza. E tale consapevolezza porta queste aziende a strutturarsi in termini di gestione delle eccedenze con anche figure professionali dedicate. Le eccedenze vengono regolarmente misurate, così come sono stabili le relazioni con enti del Terzo Settore specializzati. Non a caso, sono le grandi imprese che contribuiscono di più con una quota del 55% della quantità complessiva donata e con donazioni medie di 274 tonnellate annue per azienda. Altri fattori che influiscono positivamente sulla scelta di donare sono:
  • la facilità a comunicare con gli enti che ricevono gli alimenti. Cosa che determina un aumento del 13/14% delle probabilità che l’impresa doni in modo continuativo,
  • una figura professionale dedicata alla gestione delle eccedenze che fa crescere le donazioni di circa l’8%,
  • anche la vicinanza territoriale all’ente che riceve influisce in modo significativo alla continuità delle donazioni.
Ma è possibile che nei prossimi anni anche le Medie e le Piccole imprese della distribuzione possano strutturarsi meglio in tal senso. Le donazioni fatte per una questione di immagine e di reputazione, cioè per opportunismo, risultano invece meno durature. Fanno eccezione le imprese che donano da più di 10 anni o con un tasso di donazione superiore al 3% perché, sottolinea la ricerca, la pratica è parte integrante della filosofia imprenditoriale.

Come si può risparmiare riducendo lo spreco alimentare

Come risparmiare e ridurre lo spreco alimentare con Too Good To GoAnche la tecnologia aiuta a contrastare lo spreco alimentare. Da questo punto di vista, uno degli strumenti più diffusi in Italia è rappresentato dalla app Too Good To Go. Dal suo arrivo in Italia, nel 2019, la app, con le sue Surpise Bag e Box Dispensa, ha permesso alle famiglie di risparmiare più di 310 milioni di euro, confermandosi come un mezzo concreto di aiuto alle famiglie. Ammontano inoltre a 34 milioni i pasti salvati attraverso il coinvolgimento di oltre 26mila partner come panifici, bar, pasticcerie, negozi alimentari di vicinato, supermercati e grandi catene della ristorazione. Si tratta di risultati significativi soprattutto se si pensa che, a febbraio scorso, il carrello della spesa è cresciuto del 2,2% su base annua. Percentuale che, secondo l’Istat, sale al +3,6% per quanto riguarda gli alimentari freschi. Agli aumenti appena citati, si aggiunge la crescita dei costi energetici che impattano in modo importante sul potere di acquisto dei consumatori.

Il rapporto tra spreco alimentare e riduzione dei costi

In che relazione stanno lo spreco alimentare e il risparmio delle famiglie? Secondo i dati diffusi da Too Good To Go, lo spreco alimentare vale ogni anno 378 euro pro-capite. Il che equivale al costo di quasi due mesi di spesa. Ridurre lo spreco alimentare significa dunque recuperare potere d’acquisto, ottenendo in un anno risparmi di una certa entità. Salvando una Surprise Bag a settimana e acquistando mensilmente un Box Dispensa, il risparmio sulla spesa in un anno può toccare infatti gli 800 euro.

Combattere lo spreco alimentare fa bene all’ambiente

Se si riduce lo spreco alimentare, anche l’ambiente ne beneficia. Si calcola che grazie all’utilizzo della app siano state evitate emissioni nell’ordine di 92mila tonnellate di CO2. Al contempo si ottimizza anche l’uso delle risorse con più di 27 miliardi e mezzo di litri d’acqua risparmiati. Più in particolare, salvare una Surprise Bag equivale a ridurre le emissioni di 2,7 chili di CO2 e il consumo di acqua di 810 litri. Insomma, gli strumenti per combattere lo spreco alimentare e ridurre l’impronta ambientale non mancano e sono più che mai importanti in questo tempo di crisi.

Ti potrebbe interessare anche:

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *