“Il cibo pagato non si butta, si porta a casa” questo il senso della campagna nazionale del Codacons che ha l’obiettivo
di contrastare lo spreco alimentare nei ristoranti. Una piaga che contribuisce ad aggravare lo spreco alimentare, nonostante le buone pratiche e gli sforzi per ridurre il fenomeno non manchino. L’iniziativa è stata lanciata da Francesco Tanasi (nella foto sotto*), Segretario Nazionale dell’associazione, per stimolare i ristoratori a incentivare l’utilizzo della doggy bag da parte dei clienti. Un gesto che, in Italia, trova ancora troppe resistenze, forse per una forma di imbarazzo nel chiedere di portare a casa il cibo rimasto nel piatto. Al contrario, con questa campagna, il Codacons punta a far diventare consuetudine una pratica che trova, appunto, troppe reticenze. Secondo l’associazione, infatti, il cibo avanzato, e già pagato, “non può essere trattato come un rifiuto”. A maggior ragione ora che il costo della vita galoppa e il carrello della spesa diventa sempre più pesante in termini di costi. In questo contesto, buttare via il cibo, pagato e non consumato, è ancora più grave sia perché si sperpera denaro sia perché l’aumento dei rifiuti incide negativamente anche sull’ambiente.
Da considerare anche un altro aspetto e, cioè, la tendenza a comprare più di quanto poi si consumi effettivamente. “Spesso – prosegue il Segretario Nazionale del Codacons - compriamo cose che poi non consumiamo e che, di conseguenza, vanno buttate e sprecate. Cibi acquistati in abbondanza e che restano lì per poi accorgersi, quando si vanno a prendere, che sono scaduti. Bisogna sempre tenere presente che, oggi, non siamo più abituati ai pasti abbondanti, anche a salvaguardia della nostra salute. I pasti sono più bilanciati ed è quindi uno spreco comprare per poi non consumare. Senza dire che sprecare il cibo, vuol dire anche sprecare i soldi. A maggior ragione oggi che, con le crisi in corso, sta crescendo anche il costo dei carburanti con aumenti che vanno a impattare sul carrello della spesa e quindi sul consumatore finale”.
Per tutti questi motivi l’appello del Codacons prevede attività per coinvolgere i ristoratori e sensibilizzare i consumatori che, dal canto loro, devono fare la loro parte senza imbarazzi ingiustificati quando si chiede la doggy bag. “La nostra iniziativa – conclude Tanasi - vuole, da un lato, aiutare il consumatore a capire che non ci deve essere alcuna vergogna a chiedere di portare a casa gli avanzi. Dall’altro lato, chiede ai ristoratori di riorganizzarsi per stimolare i clienti a chiedere senza problemi la doggy bag con il cibo rimasto nel piatto. Prevediamo di coinvolgere anche le organizzazioni della ristorazione così come i singoli ristoratori”.
alimentare in quanto lasciava dubbi sulle responsabilità in caso qualcuno si sentisse male a causa della cattiva conservazione del cibo. La terza riguardava infine l’appesantimento dei compiti del ristoratore che avrebbe dovuto fornire informazioni ai clienti. Criticità che probabilmente potevano essere superate. Fatto sta, che la proposta di legge giace tuttora in qualche cassetto e non se ne è saputo più niente.
di contrastare lo spreco alimentare nei ristoranti. Una piaga che contribuisce ad aggravare lo spreco alimentare, nonostante le buone pratiche e gli sforzi per ridurre il fenomeno non manchino. L’iniziativa è stata lanciata da Francesco Tanasi (nella foto sotto*), Segretario Nazionale dell’associazione, per stimolare i ristoratori a incentivare l’utilizzo della doggy bag da parte dei clienti. Un gesto che, in Italia, trova ancora troppe resistenze, forse per una forma di imbarazzo nel chiedere di portare a casa il cibo rimasto nel piatto. Al contrario, con questa campagna, il Codacons punta a far diventare consuetudine una pratica che trova, appunto, troppe reticenze. Secondo l’associazione, infatti, il cibo avanzato, e già pagato, “non può essere trattato come un rifiuto”. A maggior ragione ora che il costo della vita galoppa e il carrello della spesa diventa sempre più pesante in termini di costi. In questo contesto, buttare via il cibo, pagato e non consumato, è ancora più grave sia perché si sperpera denaro sia perché l’aumento dei rifiuti incide negativamente anche sull’ambiente.
Perché la doggy bag deve diventare abitudine
C’è chi non ha da mangiare e chi butta il cibo ancora perfettamente consumabile, un vero peccato. Francesco Tanasi spiega a Riciblog i perché e gli obiettivi dell’iniziativa: “Il nostro è un messaggio bello che invita a superare un tabù che non ha alcun senso. Si pensa che chiedere di portare a casa gli avanzi faccia fare una brutta figura. Al contrario bisognerebbe pensare che lo spreco di cibo è un’offesa. Ci sono Paesi con il problema della fame e persone che vivono in una condizione di povertà alimentare”.
Da considerare anche un altro aspetto e, cioè, la tendenza a comprare più di quanto poi si consumi effettivamente. “Spesso – prosegue il Segretario Nazionale del Codacons - compriamo cose che poi non consumiamo e che, di conseguenza, vanno buttate e sprecate. Cibi acquistati in abbondanza e che restano lì per poi accorgersi, quando si vanno a prendere, che sono scaduti. Bisogna sempre tenere presente che, oggi, non siamo più abituati ai pasti abbondanti, anche a salvaguardia della nostra salute. I pasti sono più bilanciati ed è quindi uno spreco comprare per poi non consumare. Senza dire che sprecare il cibo, vuol dire anche sprecare i soldi. A maggior ragione oggi che, con le crisi in corso, sta crescendo anche il costo dei carburanti con aumenti che vanno a impattare sul carrello della spesa e quindi sul consumatore finale”.
Per tutti questi motivi l’appello del Codacons prevede attività per coinvolgere i ristoratori e sensibilizzare i consumatori che, dal canto loro, devono fare la loro parte senza imbarazzi ingiustificati quando si chiede la doggy bag. “La nostra iniziativa – conclude Tanasi - vuole, da un lato, aiutare il consumatore a capire che non ci deve essere alcuna vergogna a chiedere di portare a casa gli avanzi. Dall’altro lato, chiede ai ristoratori di riorganizzarsi per stimolare i clienti a chiedere senza problemi la doggy bag con il cibo rimasto nel piatto. Prevediamo di coinvolgere anche le organizzazioni della ristorazione così come i singoli ristoratori”.
La legge italiana sulla doggy bag obbligatoria
Nel 2024, cioè otto anni dopo il varo della legge 166/16, approvata per contrastare lo spreco alimentare, è arrivata in Parlamento una proposta di legge relativa all’obbligo, per i ristoratori, di fornire ai clienti contenitori adeguati per l’asporto, La proposta puntava a incentivare l’utilizzo della doggy bag proprio per ridurre lo spreco alimentare, in linea con quanto previsto dal 12° obiettivo dell’Agenda ONU 2030. La legge introduceva l’obbligo di consentire l’asporto di cibi e bevande non consumati dal cliente negli esercizi di ristorazione. Una buona proposta che però mostrava anche alcune criticità. La prima di natura economica. I ristoratori erano chiamati ad attrezzarsi con contenitori appositi ma il testo non specificava chi avrebbe dovuto sobbarcarsi i costi degli stessi. La seconda era invece legata alla tema della sicurezza
alimentare in quanto lasciava dubbi sulle responsabilità in caso qualcuno si sentisse male a causa della cattiva conservazione del cibo. La terza riguardava infine l’appesantimento dei compiti del ristoratore che avrebbe dovuto fornire informazioni ai clienti. Criticità che probabilmente potevano essere superate. Fatto sta, che la proposta di legge giace tuttora in qualche cassetto e non se ne è saputo più niente.