Cosa fa l’Unione Europea per combattere lo spreco alimentare

Si stima che nei 27 Paesi che fanno parte dell’Unione circa il 20% del cibo prodotto vada perso o venga sprecato. Nello stesso tempo – il pensiero è inevitabile quando si parla di eccedenze alimentari – arriva a 55 milioni circa il numero di persone che vivono con il basilare problema dell’alimentazione quotidiana. Secondo l’ultima ricerca svolta a livello europeo (Fusion, 2016), inoltre, più della metà dell’eccedenza è generata dalle famiglie nella gestione quotidiana dei pasti, percentuale che arriva al 70% se sommata a quella dei food service e della vendita al dettaglio. Nel complesso – stiamo sempre parlando dell’Ue – circa un terzo del cibo prodotto per il consumo umano va perso o sprecato. 

Un altro dato interessante: lo spreco si verifica sia nei Paesi industrializzati sia in quelli in via di sviluppo. Diverse invece le dinamiche. Nei primi il 40% dell’eccedenza si ha nelle superfici di vendita o nelle case, nei secondi la stessa percentuale si registra invece subito dopo il raccolto e durante la filiera di lavorazione. 

Ma quali sono le iniziative prese dalle istituzioni Ue? I problema è ben compreso in tutte le sue sfaccettature, per questo il rinnovato Circular Economy Package contiene misure per la prevenzione dello spreco del cibo. L’obiettivo è anche stimolare facilitare il cambiamento di alcuni classici parametri arrivando a stimolare la competitività globale, rafforzare la crescita sostenibile, e generare nuovi posti di lavoro. 

Il Circular Economy Package consiste in un quadro di azioni e relative proposte legislative. E’ rivolto agli stati membri perché le queste siano applicate entro precise scadenze. Varato lo scorso 30 maggio, l’aggiornamento della normativa europea sullo spreco, invita gli stati membri ad agire per ridurre le eccedenze alimentari in ogni fase della filiera produttiva alimentare e a monitorare il fenomeno con i suoi miglioramenti. Gli stati membri dell’Unione Europea sono incoraggiati a raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile in modo da ridurre il consumo di cibo pro capite a livello casalingo e di vendita al dettaglio.  

Svariate le iniziative anche “tecniche” e rivolte agli addetti ai lavori – come l’elaborazione di una metodologia comune di misurazione dello spreco – messe in campo per supportare i singoli stati nel percorso. E’ rivolta a tutti gli stakeholder impegnati nella filiera produttiva alimentare la “EU Platform on Food Losses and Food Waste” nella quale sono anche condivise le buone pratiche adottate – e i risultati ottenuti – dalle aziende attive sul fronte merceologico coinvolto. Altre misure previste mirano a chiarire il senso delle normative da recepire, a facilitare il meccanismo della donazione del cibo non consumate e della sua trasformazione in prodotti per la nutrizione animale. Si intende anche migliorare l’uso del “best before… – cioè “meglio se consumato entro il… ” quando può essere sostituito al più drastico “consumare entro il… “. 

Ai consumatori attenti, tra l’altro, è dedicato un decalogo di regole anti-spreco, mentre il 26 settembre, a Bruxelles, è previsto un convegno dedicato all’economia circolare in europa e la sua relazione con la produzione sostenibile. 

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