Il fico d’india, la ricchezza della Sicilia negli scarti di questa preziosa pianta

Il fico d’india, perché così tanta ricchezza negli scarti?

“Dagli scarti del frutto, così come dai semi, dalle pale e dalle spine si ricavano nuove fonti di energia, mentre avanzano nuove scoperte in ambito medico-farmaceutico e nella cosmesi.”

 

Si sa che del maiale non si butta via nulla, ma in pochi sanno che lo stesso detto calza a pennello al fico d’India, frutto originario del Messico e coltivato anche in Sicilia, regione che copre da sola il 95-98% della produzione immessa sul mercato italiano.

Se la bontà della polpa del frutto è conosciuta, si apre un vero e proprio mondo quando si parla delle proprietà e delle moltissime applicazioni derivanti dai semi, dalle pale e dalle spine. Per non parlare degli scarti del frutto che producono un biogas da trasformare successivamente in fonte d’energia attraverso innovativi processi di lavorazione.

Pianta di fico d’India, cosa si ricava dalle sue parti più preziose?

Dalle pale e dai frutti non commercializzabili si estraggono diversi oli utilizzabili nella cosmetica, in farmacologia e in nutraceutica. Dalla buccia si possono ricavare oli essenzialicoloranti e una pectina polisaccaride da impiegare come addensante per i dolci oppure per la produzione di alimenti destinati a chi soffre di intolleranze grazie alla sua altissima qualità. I coloranti, invece, possono essere usati in cosmetica in sostituzione di quelli estratti dalla barbabietola da zucchero, mentre dai semi contenuti nella polpa si estrae un olio talmente ricco di sostanze benefiche che il suo valore è stato stimato in circa 500 euro al litro.

A questo proposito, va detto che per produrre un litro di olio servono circa 1.000 chili di frutto. Una quantità non da poco e che, per questo, richiederebbe l’intervento di aziende disposte a investire affinché si possano creare situazioni commercialmente interessanti.

Le riflessioni degli Istituti di ricerca

Sulla valorizzazione del fico d’India di Sicilia stanno lavorando, in collaborazione con il CNR e con le Università di Palermo e di Catania, e in collegamento con gli atenei di Milano e Torino, il Consorzio Ficodindia dell’Etna Dop e il costituendo Distretto del Ficodindia di Sicilia. Entrambe le organizzazioni sono presiedute da Carmelo Danzì, agronomo e imprenditore agricolo.

“Non dobbiamo soffermarci sulla materia edibile – spiega Danzì– perché la vera ricchezza prodotta dal fico d’India va collocata nel settore dell’agro-industria. E in questa direzione ci stiamo muovendo con l’obiettivo di sviluppare nuovi progetti. Il fico d’India nasce in un ambiente avverso e questo fa sì che ogni sua parte abbia qualcosa di interessante. Il potere antiossidante, ad esempio, è immenso”.

Ma cos’è che rende il fico d’India di Sicilia migliore di altri?

“Uno studio pubblicato di recente sull’European Journal of Lipid Science and Technology ed elaborato da un team di ricercatori del CNR e delle Università di Palermo e Catania – prosegue Carmelo Danzì – ha confrontato il nostro olio con quello ricavato dai fichi d’India coltivati in altri e cinque Paesi del Mediterraneo. Il più simile è quello della Tunisia, ma il nostro contiene, oltre a una elevata quantità di acido vaccinicoantidoto ai radicali liberi con effetto antitumorale, anche altri acidi grassi che generano ulteriori benefici per la salute. Per tutti questi motivi, stiamo lavorando affinché si possa creare un circolo virtuoso che, dagli scarti del fico d’India, porti alle aziende anche un extra reddito. Il nostro è un progetto a sostegno di un’economia circolare che potrebbe generare ricchezza e nuovi posti di lavoro nella nostra isola”.

Un’ultima ‘curiosità’: dalle pale del fico d’India si ottiene una polverina che viene spedita negli Stati uniti e trasformata in pillole che, nel giro di un’orafanno sparire i postumi di una sbornia. Come il classico cerchio alla testa che accompagna il risveglio di chi, la sera prima, ha alzato un po’ troppo il gomito.

 

5 cose da sapere sul fico d’India

  • Dal frutto del fico d’india, una produzione di biogas trasformabili in nuove fonti di energia rinnovabile;
  • Dalla buccia del fico d’india si possono ricavare oli essenziali, coloranti naturali e una pectina polisaccaride impiegabile come addensante per dolci;
  • Dalle molteplici proprietà benefiche, il fico d’India ha un elevato potere antiossidante grazie al suo elevato contenuto di polifenoli, capace di combattere i radicali liberi e l’invecchiamento cellulare;
  • L’olio ricavato dalla pianta di fico d’India coltivata nel paesaggio siciliano, oggetto di studio degli istituti di ricerca, contiene una elevata quantità di acido vaccinico, antidoto ai radicali liberi con effetto antitumorale;
  • Dalle pale del fico d’India è possibile ottenere una polverina utilizzata per combattere i postumi della sbornia.

 

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