Rifiuti tessili, un’altra sfida da affrontare nel nome della sostenibilità

Il recupero delle eccedenze alimentari, il contenimento dello spreco di cibo sono una delle tante emergenza di questi tempi, se guardiamo al fronte della sostenibilità economica, ambientale e anche umana. Solo una minima parte dei rifiuti tessili viene conferito nella raccolta differenziata avviandola a un percorso di riciclo. Una tendenza che deve essere invertita.

Insieme a quella delle eccedenze alimentari, la gestione dei rifiuti tessili è un’altra delle tante sfide di questi tempi. Solo guardando all’Unione europea, infatti, ogni anno vengono generate12,6 milioni di tonnellate di tessili post consumo all’anno, di cui appena il 22 per cento viene raccolto per essere riutilizzato o riciclato. 

Per quanto riguarda l’Italia, sono 160mila le tonnellate di rifiuti tessili prodotte nel 2022 in base ai rilevamenti Ispra con un trend di crescita rispetto agli anni precedenti (i vestiti gettati erano infatti 154mila tonnellate nel 2021 e 143mila nel 2020). Dati più recenti di Ispra riguardano i rifiuti tessili e conciari: nel 2024 sono gestite oltre 551 mila tonnellate (+5,9% rispetto al 2023) con gli scarti del settore conciario a giocare la parte del leone, 72,2%, mentre il comparto tessile rappresenta il restante 27,8%.

Aumenta la quantità di vestiti di cui ci sbarazziamo ogni anno

Altri dati - quelli dell’Agenzia Europea per l’Ambiente (EEA) - indicano che il consumo medio pro capite in Italia è passato da 17 a 19 kg annui tra il 2019 e il 2022. A fronte di questa crescita, la gestione del fine vita intercetta volumi ancora troppo bassi: le rilevazioni ISPRA indicano infatti che l’80% dei tessili non viene conferito nella raccolta differenziata, escludendo questi materiali da qualsiasi percorso di riciclo.

Nel 2025, la prima edizione dell’Osservatorio Ipsos ha analizzato le abitudini degli italiani per conto di Erion Textiles, il Consorzio dedicato alle aziende del settore tessile, rilevando i comportamenti degli italiani rispetto alla gestione di abiti e scarpe non più desiderati. Risultato: nel nostro paese, due persone su tre si sono disfatte di vestiti (66 per cento), circa 6 su 10 di scarpe (57 per cento) e 1 su 2 di stracci o tessuti danneggiati (51 per cento). La categoria dei vestiti risulta quella più interessata dal fenomeno: il 38 per cento di chi li ha smaltiti ne ha gettati via in media 7,6 a testa.

Guardando al fenomeno in ottica geografica, emergono differenze significative: i cittadini del Nord Italia, con il 69%, sono quelli che si liberano di più di vestiti e scarpe rispetto al resto del Paese (60%), con una media di 8,4 capi contro i 6,4 del Sud.

Da Radici InNova, The LYCRA Company e Triumph il coordinato intimo 100% riciclato 

In questo scenario, attende il recepimento (entro il 17 giugno 2027) la direttiva che introduce misure tecniche volte a prevenire e ridurre i rifiuti tessili (oltre che quelli alimentari), inclusa l’istituzione di un registro dei produttori di prodotti tessili al fine di verificare il rispetto, da parte dei produttori, degli obblighi previsti dalla direttiva stessa. E nel frattempo prendono corpo soluzioni innovative come il nuovo processo di riciclo basato su una tecnologia di dissoluzione selettiva in grado di trattare i rifiuti tessili misti e recuperare le fibre, rendendole poi disponibili per la realizzazione di nuovi capi di abbigliamento.

Radici InNova, divisione di RadiciGroup dedicata alle attività di ricerca e innovazione, ha sviluppato un processo di riciclo basato su una tecnologia di dissoluzione selettiva in grado di trattare i rifiuti tessili misti, provenienti, ad esempio, da costumi da bagno, collant e pantacollant, e recuperare da essi le fibre, rendendole poi disponibili per la realizzazione di nuovi capi di abbigliamento. La novità arriva da una collaborazione tra Radici InNova, The LYCRA Company e Triumph e il progetto ha consentito di portare a termine un processo che, partendo da fibre recuperate, ha permesso di realizzare un coordinato intimo 100% riciclato. “Grazie a questo progetto, il tema del riciclo nel settore tessile entra in una nuova dimensione, dimostrando per la prima volta che è possibile recuperare fibre tessili da tessuti misti e riutilizzarle per la produzione di nuovi capi di abbigliamento. Si tratta di un’innovazione senza precedenti, che apre rivoluzionari scenari di sviluppo per l’industria tessile,” dichiara Stefano Alini, Ceo di Radici InNova.

Il procedimento di riciclo chimico, brevettato a livello internazionale, utilizza solventi non tossici, non infiammabili ed ecocompatibili ed è applicabile alle principali tipologie di nylon (PA6 e PA66) e permette di recuperare sia il nylon che la fibra Lycra, “indipendentemente dalle percentuali della composizione, oltre che al solvente”, come si legge nel comunicato stampa rilasciato per presentare il progetto.

A Prato debutta Textile Hub, mega impianto che recupera e valorizza i rifiuti tessili

Mentre a Prato ha recentemente preso corpo Textile Hub, una delle infrastrutture più innovative realizzate in Italia per il recupero e la valorizzazione dei rifiuti tessili. E che farà della cittadina toscana un modello per l’ economia circolare. Con un investimento di 31,3 milioni di euro, sarà in grado di riciclare ogni anno 33mila tonnellate di tessuti, tra tessili post consumo e scarti pre-consumo, dando una nuova vita a materiali che altrimenti sarebbero finiti in una discarica. L’obiettivo del Textile Hub è infatti ridurre l’impatto ambientale valorizzando le risorse locali grazie ad un approccio innovativo che unisce sostenibilità e tecnologia. “Il Textile Hub rappresenta molto più di un nuovo impianto – spiega Lorenzo Perra, presidente di Plures, società che ha progettato e realizzato l’impianto –. È la dimostrazione che la transizione ecologica può diventare una leva di sviluppo industriale quando si investe in infrastrutture, innovazione e competenze. L’Europa sta indicando una direzione sempre più chiara per il futuro del settore tessile; noi abbiamo scelto di anticipare questa trasformazione, realizzando un’infrastruttura capace di dare risposte concrete a una sfida che riguarda l’ambiente, ma anche la competitività del nostro sistema produttivi”.

La realizzazione ha richiesto 24 mesi di lavori, mentre il collaudo dell’intero sistema proseguirà fino alla fine del 2026, accompagnando la piena entrata a regime dell’infrastruttura. Circa 50 gli addetti a regime, organizzati su due turni di lavoro, con 38-40 persone impegnate nella cernita semi-automatica dei materiali.

Mentre Salomon lancia il servizio di riparazione di capi e accessori in quasi tutto il mondo

Tra i brand che operano sul mercato dell’abbigliamento, in questo caso abbigliamento sportivo e tecnico, Salomon ha scelto una strategia particolare. Dopo aver lanciato in Francia nell’aprile 2026 un servizio dedicato alla riparazione di capi e accessori del brand, lo ha reso disponibile anche in Italia, Regno Unito, Germania, Spagna e Paesi Bassi, con una progressiva estensione in Europa, Medio Oriente e Africa. “Questo servizio riflette la convinzione di Salomon che i prodotti siano pensati per performare, durare nel tempo e accompagnare le persone in esperienze significative, in montagna e non solo,” commenta Marie-Laure Piednoir, Global Sustainability and Impact Director di Salomon. “Ripararli significa far durare ancora più a lungo queste esperienze!” I prodotti Salomon - fanno anche sapere dall’azienda - sono progettati per resistere anche alle condizioni più impegnative, ma l’usura fa parte di ogni avventura. Prolungare la vita di un capo di 9 mesi può ridurne l’impatto in termini di emissioni, consumo d’acqua e rifiuti del 20–30%, secondo uno studio dell’Environmental Coalition on Standards. Un’altra ricerca di WRAP evidenzia che riparare uno strappo in una giacca impermeabile, invece di acquistarne una nuova, può evitare oltre 45 kg di CO₂, l’equivalente di quasi 300 cicli di lavaggio.

La prevenzione dei rifiuti comincia dall'acquisto, non quando si getta una maglietta

E poiché, come abbiamo visto, il consumo di prodotti tessili continua a crescere, ma la raccolta differenziata fatica a prendere veramente piede, il Consorzio EPR del Sistema Ecolight ha voluto lanciare un messaggio: "La prevenzione dei rifiuti comincia al momento dell'acquisto, non quando si getta una maglietta"

“Quando si parla di sostenibilità nel tessile, l’attenzione si concentra spesso sulla fase di produzione o sul riciclo di un dato prodotto. In realtà una gestione sostenibile non inizia quando una t-shirt o un paio di sneakers vengono gettati, ma nel momento stesso in cui vengono acquistati - fa sapere Giancarlo Dezio, direttore generale di Ecotessili, il consorzio di produttori tessili del Sistema Ecolight -. Una parte importante della sfida si gioca nelle decisioni quotidiane di ciascuno di noi, a partire dagli acquisti privilegiando, ad esempio, capi da utilizzare a lungo.

Regole per uno shopping sostenibile del Sistema Ecolight 

In attesa che la nuova direttiva europea diventi pienamente operativa per attivare filiere strutturate di raccolta e recupero, la prevenzione rimane la strategia più efficace per ridurre i volumi dei rifiuti. Ecotessili propone quattro regole fondamentali per uno shopping sostenibile:

  • Comprare con reale necessità: acquistare solo ciò che serve davvero e che si prevede di utilizzare a lungo.
  • Verificare la qualità: controllare con attenzione la solidità dei materiali e il livello delle finiture. 
  • Leggere l’etichetta: prestare attenzione alla composizione dei tessuti, ricordando che i capi in multimateriale sono complessi o impossibili da riciclare.
  • Scegliere la riparabilità: preferire articoli che possano essere facilmente riparati, modificati o riadattati in futuro.

Quando un prodotto tessile giunge inevitabilmente a fine vita e non è più riutilizzabile, diventa fondamentale differenziarlo in modo corretto seguendo le linee guida del proprio Comune di residenza. "La raccolta differenziata è il passaggio chiave per consentire il recupero dei materiali e alimentare l’economia circolare - conclude Dezio -. Il primo passo resta però una scelta d’acquisto responsabile. Tutto ciò che compriamo perché realmente necessario, se utilizzato a lungo e conferito correttamente a fine vita, riduce drasticamente la quantità di rifiuti generati ogni anno".

 

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