In Olanda, Instock dà una seconda chance agli ingredienti che non si possono più vendere

Hanno riciclato circa 300mila kg di cibo in soli tre anni. Come? Utilizzando, grazie a una piccola catena di ristoranti in Olanda, alla produzione di un paio di referenze studiate ad hoc, un webshop circolare e un centro nel quale raccoglie e rivende a basso costo prodotti alimentari invenduti, soprattutto frutta e verdura.

Nei ristoranti Instock – ecco di chi stiamo parlando – ad Amsterdam, Utrecht e a l’Aia si utilizzano prodotti e cibi che di solito i ristoranti non accettano. Non certo perché sono scaduti, ma piuttosto perché sono avanzati o non perfetti. Materia prima che arriva per lo più dal centro di recupero del cibo non più vendibile dell’insegna gdo olandese Albert Heijn (brand sponsor dell’intrapresa).

E a produrre con ciò che arriva nelle cucine di Instock – ogni giorno diverso ovviamente – dei veri e propri menu sono gli chef anti spreco, grazie a creatività e capacità di improvvisazione in ottica circolare, perché è questo l’obiettivo dell’intrapresa.

Lanciato nel 2014, Instock è una fondazione. Ha aperto il suo primo ristorante nel 2015 ad Amserdam, l’anno successivo quelli di Utrecht e Den Haag arrivando, nel frattempo, a perfezionare la produzione di birra dalle patate di scarto e di muesli. Prodotti che possono essere acquistati anche in ecommerce, oltre che nei tre ristoranti.

E non è tutto, perché la divulgazione fa parte della missione di Instock. “Come consumatori siamo responsabili del 42% di tutto il cibo sprecato. Buttiamo nella spazzatura circa 41 kg di cibo a persona all’anno – spiega Ruby van den Broek, membro dello staff -. Cosa succederebbe se decidessimo di interrompere questa cattiva abitudine? Abbiamo calcolato che se questo accadesse, avremmo ‘salvato’ 700 milioni di kg di cibo. Per questo, alla fine del 2017 abbiamo lanciato il mese del ‘non scarto’ e lo abbiamo fatto diffondendo ricette e consigli sulla nostra pagina Fb”.

Promuove il verbo ‘circolare’ anche il volume di ricette che gli chef hanno predisposto per gli amanti della creatività gastronomica anti-spreco. Anche questo in vendita online. “Ci adoperiamo per diffondere il più possibile l’ottica no-waste – spiegano dagli uffici di Amserdam – attraverso presentazioni, corsi di cucina e progetti educativi, generando consenso e attenzione da parte dei mass media. Operiamo anche come consulenti di aziende. Last but non least: i prodotti che abbiamo studiato come derivazione dalla filiera dello spreco. A oggi si tratta di due birre e un muesli. Ma contiamo di incrementare l’attività”.

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