La moda 4.0 è eco. Usa gli scarti di fiori, frutta e verdura per tingere i tessuti

Eleonora Riccio è la stilista che Donne in Campo ha coinvolto nella promozione del marchio Agritessuti, neonata filiera nella quale i tessuti e le tinture sono realizzate con prodotti vegetali e scarti agricoli recentemente presentato a Roma. A lei Confagricoltura (cui Donne in Campo fa capo) ha assegnato il compito di disegnare i primi modelli di una collazione voluta per dimostrare che anche con questi speciali tessuti è possibile realizzare modelli accattivanti e alla moda. “Con la collezione creata nell’ambito della collaborazione con Donne in Campo – spiega Eleonora Riccio – ho dimostrato come sia possibile coniugare i tessuti di nuova generazione e le tinte naturali con una moda di qualità, femminile e accattivante”. 

Eleonora Riccio, designer etica

La stilista – che ha anni di esperienza nel settore dell’abbigliamento e degli accessori ottenuta lavorando per marchi di moda, anche di alta gamma e all’estero –  ha sviluppato un progetto mirato a realizzare prodotti di moda a basso impatto ambientale. Riguarda l’avvio di un’impresa di ideazione e produzione artigianale di moda di alta qualità, rivolta alle donne che desiderano indossare capi femminili, raffinati, sartoriali e sopratutto tinti con pigmenti naturali ottenuti dal riciclo di eccedenze organiche e scarti vegetali. Il progetto ha partecipato, e vinto, un bando indetto dalla Regione Lazio.

La tintura con i fiori e le spezie

Nel suo atelier a Roma, Eleonora Riccio realizza pezzi unici dalle colorazioni naturali. “Ho imparato ad estrarre i pigmenti da materiale organico – racconta -. Ricavo tinture da fiori e piante come la lavanda, la calendula, le rose, i papaveri, le bacche di sambuco, le spezie come la curcuma o il curry. Spesso la materia prima per realizzare le tinture mi viene donata da attività dal mio rione”. Attenta alle tematiche sul riciclo e recupero di alimenti per lo sviluppo dei capi, la designer è in contatto anche con aziende agricole, vivaisti, giardinieri, fiorai, proprio per il reperimento di materiali di scarto. Attraverso la collaborazione col Pefc, www.pefc.it, recupera le foglie dei boschi certificati Pefc nel Lazio presso la Artena Legnami. “Quasi tutte le mattine – continua – il fioraio del mio quartiere mi regala petali e bustoni di rosa avanzati. Li utilizzo per la tintura dei tessuti o per creare fantasie attraverso l’ecoprinting, tecnica con la quale realizzo sciarpe, foulard, scialli. Tutti pezzi unici”. Esiste, spiega Riccio, una domanda per questi prodotti da parte di consumatori stanchi di una produzione tessile di massa realizzata, per di più, a spese dell’ambiente”. 

… e quella con le parti di scarto dei vegetali

Bene anche le parti dello scarto alimentare: Eleonora utilizza tra l’altro bucce di melograno, avocado, cipolle che ottiene dai banchi del mercato. “Le parti vegetali vanno fatte bollire e poi addizionate con il mordente – continua la stilista -. Il tutto va filtrato. Il tessuto viene immerso nel liquido ottenuto a procedimento ultimato”. Qualche esempio dei colori che si possono ottenere? “Dal melograno, ad esempio, ottengo il giallo oro – conclude la stilista -, dalle cipolle di Tropea l’arancione, dal cavolo rosso estraggo il blu, oppure il rosa se aggiungo dell’aceto al liquido ottenuto con la bollitura delle foglie o, ancora, il turchese se lo mescolo con del bicarbonato nella quantità prevista”.     

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