Qualche esempio di come i punti vendita recuperano le eccedenze

Si moltiplicano le iniziative in tema di spreco alimentare varate sia dalle grandi insegne della Distribuzione Organizzata, sia da piccoli supermercati, sia da semplici negozi di quartiere. Succede all’estero ma anche in Italia.

MyFoody, ad esempio, è una app tutta italiana lanciata qualche anno fa da quattro giovani under 30 (Francesco Giberti, Luca Masseretti, Esmeralda Colombo e Stefano Rolla) sulla quale i punti vendita che aderiscono al progetto caricano i prodotti che rischiano di dover essere buttati e che, invece, grazie a MyFoody, possono essere venduti a prezzi fortemente scontati.

Tra le grandi insegne che fanno parte della rete di MyFoody, i supermercati U2 e i punti vendita Unicoop Tirreno.

Come funziona? Una volta scaricata la app sul telefonino, basta inserire la propria posizione per trovare i punti vendita più vicini e vedere quali sono le offerte disponibili e acquistabili poi direttamente nel punto vendita stesso.

Si tratta di alimenti vicino alla scadenza, prodotti stagionali che rischiano di rimanere invenduti oppure prodotti che presentano dei difetti sulle confezioni o dei quali è stato fatto un ordine superiore a quello che poi è stato lo smercio effettivo.

Siticibo Gdo è invece un programma promosso da Banco Alimentare che, nel 2017, ha coinvolto solo in Lombardia 19 catene della Gdo per un totale di 251 punti vendita. Il piano punta a incentivare il recupero delle eccedenze a Km 0 (soprattutto prodotti freschi) da donare alle persone bisognose attraverso le 185 strutture caritative beneficiarie. Sempre nel 2017, le tonnellate di alimenti raccolte hanno sfiorato quota 2.100.

L’ultima novità in ordine di tempo riguarda la catena Lidl. In Gran Bretagna, il colosso della distribuzione organizzata ha infatti avviato un progetto pilota contro lo spreco alimentare. Secondo quanto riportato dal quotidiano britannico The Independent in un articolo di inizio agosto, l’insegna ha messo in vendita cassette contenenti cinque chili di frutta e verdura danneggiate ma ancora buone da mangiare al prezzo di una sterlina e mezzo (1 euro e 70 circa). Le cassette che durante la giornata restano invendute vengono donate ad associazioni benefiche.

Il progetto ‘Too Good to Waste’ (‘Troppo buono per essere buttato’) di Lidl coinvolge 122 punti vendita, mentre le cassette saranno per ora disponibili solo per un periodo limitato di tempo. Lidl punta a ridurre gli scarti alimentari nei punti vendita britannici del 25% entro il 2020.

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