Ai banchetti i Foodbusters scovano eccedenze per le mense sociali

Sono attivi dall’autunno del 2016 e hanno scelto un nome che si rifà a un buffo film dell’inizio degli anni 80: Ghostbusters, cacciatori di fantasma. Gli amici di Foodbusters Onlus invece scovano le eccedenze alimentari dei banchetti matrimoni o da festeggiamenti analoghi. Recuperano velocemente il cibo non consumato e lo consegnano alla mensa sociale più vicina (attività possibile grazie alla legge del buon Samaritano del …). Ad oggi hanno recuperato e donato quasi duemila pasti altrimenti destinati alla spazzatura.

Guidati da Diego Ciarloni (nella foto il secondo da sinistra), presidente e fondatore dell’associazione, i volontari di Foodbusters hanno cominciato operando nelle Marche, ma in breve tempo sono stati invitati a intervenire anche in Lombardia, in Sicilia, in Toscana. “Abbiamo cominciato per caso, in quattro, nella nostra regione – racconta Ciarloni –. Oggi siamo in 12 volontari e riusciamo ad arrivare in altre regioni. Eravamo sconosciuti e dopo un anno e mezzo, solo grazie al passaparola, siamo invitati a recuperare le eccedenze a matrimoni, comunioni e altri eventi simili. A maggio e giugno, i mesi più gettonati per questo genere di festeggiamenti, facciamo una media di 10 interventi per mese”.

L’occasione dei matrimoni e delle altre feste simili sono ghiotte per i volontari di Foodbusters anche per presentarsi, fare opera di sensibilizzazione contro lo spreco alimentare, promuoversi. “Così’ – dice il presidente – abbiamo allargato il nostro raggio d’azione. In un paese della Lombardia, un sindaco ci ha invitato a partecipare ad una fiera specializzata e dedicata a chi opera nell’ambito dei matrimoni. E’ stata un’ottima occasione per farci conoscere e aggregare nuovi volontari da regioni diverse dalla nostra”.

E con l’area di influenza, si ampliano anche i programmi di Foodbusters (presenti anche su Fb): “Stiamo realizzando una mappa delle mense sociali, a cominciare dalla nostra regione – precisa Diego Ciarloni -. Ci risulta che non esista niente del genere come riferimento per chi sia in condizioni di necessità. Abbiamo anche l’obiettivo di creare gruppi di lavoro locali e di attivare collaborazioni con altre associazioni. Equo Evento, ad esempio, ci ha chiesto di fare un intervento su Ascoli”.

Il fine ultimo di questo propositivo gruppo di persone, insomma, è creare un meccanismo sistematico sul territorio italiano grazie a nuovi volontari e a contatti stabili con catene di ristoranti o con insegne della distribuzione organizzata. Per raggiungerlo occorrerebbe, ovviamente, anche uno o più sponsor. Le operazioni di recupero oggi sono realizzate con lavoro volontario, autofinanziamenti per il materiale necessario e la comunicazione, i mezzi degli associati, una sede “in appoggio”. Se le attività si sviluppassero – come è auspicabile – servirebbero fondi per sostenere le attività di recupero con l’acquisto della benzina per muovere i mezzi, l’attrezzatura a norma per contenere il cibo e trasferirlo alla destinazione scelta, una sede.

AAA uno o più sponsor cercansi…

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