Ecco la birra fatta con i resti del pane. E quante buone azioni in un sorso

 Si chiama RecuperAle. E’ una birra di alta qualità ottenuta con le eccedenze del pane che centra un doppio obiettivo e con una bella storia alle spalle. Perché RecuperAle recupera il pane avanzato da particolari eventi o da esercizi commerciali che aderiscono al progetto e anche le vite delle persone. L’iniziativa è targata Equoevento, onlus attrezzata per il recupero delle eccedenze alimentari nel rispetto delle regole della Legge Gadda, e Vale la pena, progetto di inclusione realizzato da Semi di Libertà onlus e cofinanziato dal Ministero dell’Università e Ricerca e dal Ministero della Giustizia.

Nel birrificio Vale la Pena lavorano infatti alcuni detenuti del carcere romano di Rebibbia, ammessi al lavoro esterno, che possono in questo modo formarsi ed essere avviati all’inclusione professionale. “Il nostro obiettivo – spiega Paolo Strano, responsabile del progetto – è contrastare la recidiva dei detenuti attraverso la loro professionalizzazione. RecuperAle recupera perciò cibo e persone, sensibilizzando su questo tema. E’ un progetto unico perché unisce e rinforza due temi sociali”.

Per ottenere 1.800 litri di birra ci vogliono 80 chili di pane avanzato, che altrimenti finirebbe nella spazzatura. Tra gli esercizi commerciali che riforniscono il birrificio ci sono, ad esempio, l’Hotel Hilton Cavalieri Rome ed Eataly, che poi propongono in vendita essi stessi la birra, in linea con il concetto di economia circolare. RecuperAle è comunque commercializzata anche nei normali pub, nei negozi specializzati e online. Con gli introiti delle vendite vengono poi reperiti i fondi per finanziare il progetto.

Il birrificio Vale la Pena produce 20 tipi di birra per un totale di 400 ettolitri l’anno. Al progetto partecipano in qualità di formatori mastri birrai, tra i quali tra i quali Valter Loverier (Loverbeer), Agostino Arioli (Birrificio Italiano), mentre l’etichettatura e il packaging vengono realizzati in collaborazione con i ragazzi autistici di L’emozioneNonHaVoce onlus.

“Abbiamo inaugurato il birrificio nel 2014 – prosegue Strano – mentre la prima cotta di RecuperAle risale all’autunno scorso. L’intenzione è di estendere la produzione, utilizzando le eccedenze di altri tipi di alimenti come la frutta o la verdura. Ad esempio la cicoria, capace di conferire alla bevanda il gusto amarognolo tipico”.

Riciblog vi darà notizia delle evoluzioni del progetto. Nel frattempo, se vi avanza del pane e volete cimentarvi in casa nella produzione della birra, ecco una ricetta da provare.

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