Il 30 marzo si celebra la Giornata internazionale dei rifiuti zero, istituita con una risoluzione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite. Proprio nel 2026 l’evento si concentra sullo spreco alimentare, evidenziando i legami tra sistemi alimentari, azione per il clima e sviluppo sostenibile, ispirando sforzi globali per prevenire e contenere questo odioso fenomeno.
L’appuntamento segue di quasi due settimane un'altra celebrazione internazionale: la Giornata Mondiale del Riciclo (Global Recycling Day) che si fa cadere ogni anno il 18 marzo. E che è stata istituita nel 2018 per sensibilizzare sull'importanza di riciclare correttamente, riconoscendo i materiali riciclabili come la "settima risorsa" fondamentale per proteggere il pianeta e alimentare l'economia circolare.
Momenti che si aggiungono ad altri, specificamente dedicati al contrasto allo spreco alimentare (il 5 febbraio), per ricordarci quanto oggi sia fondamentale, e sempre più lo sarà, contrastare e contenere lo spreco di risorse - qualsiasi sia la loro natura (di cibo, ma anche di acqua, solo per fare un altro esempio) - e contemporaneamente quanto sia altrettanto importante intervenire sui comportamenti di tutti verso il riutilizzo e il riciclo di quanti più materiali sia possibile.
Basti ricordare che, ogni anno, l'umanità produce tra 2,1 e 2,3 miliardi di tonnellate di rifiuti solidi urbani. Senza interventi urgenti, la produzione annua di rifiuti raggiungerà i 3,8 miliardi di tonnellate entro il 2050. L'inquinamento da rifiuti minaccia la salute umana, costa all'economia globale centinaia di miliardi di dollari ogni anno e aggrava la triplice crisi planetaria: la crisi del cambiamento climatico, la crisi della natura, della perdita di territorio e biodiversità e la crisi dell'inquinamento e dei rifiuti.
L'Italia ricicla più del doppio della media europea
Va detto che, complessivamente, la situazione del nostro Paese in fatto di riciclo dei rifiuti è buona. I dati Eurostat rilevano che in Italia, su un totale di 160 tonnellate di rifiuti trattati (urbani e speciali), ne vengono avviati a operazioni di riciclo ben 137. Di fatto, l’Italia ricicla l'85,6% del totale dei rifiuti gestiti, a fronte di una media europea del 41,2%. Con la sua performance, l’Italia supera - anche di oltre 30 punti percentuali - gli altri principali Paesi UE.
Buone anche la performance di utilizzo circolare di materia che, sempre secondo Eurostat, nel 2024 si è attestata al 21,6%, segnando una crescita di 0,5 punti percentuali rispetto al 2023 e dell'1,5% rispetto al 2020. Il dato è meno buone se si allarga lo sguardo all’UE27 dove, nello stesso periodo 2020-2024, l'indicatore è passato dall'11,2% del 2020 al 12,2% nel 2024. In questa area, in 13 anni, l’indicatore è cresciuto solo di un punto percentuale: un progresso insufficiente che rende impossibile raggiungere l'obiettivo del Clean Industrial Deal di raddoppiare l'uso circolare dei materiali entro il 2030.
Come creare un mercato unico europeo per le materie prime seconde
Sul tema, fa luce un paper che il Circular Economy Network - entità che riunisce imprese e organizzazioni italiane impegnate nella transizione circolare - ha presentato alla Commissione Europea. Il documento contiene proposte concrete per il Circular Economy Act, la nuova normativa attesa entro la fine del 2026 che dovrà creare un mercato unico europeo per le materie prime seconde, cioè i materiali ottenuti dal riciclo, dalla rigenerazione o dal recupero di scarti industriali, urbani o da prodotti a fine vita.
La priorità assoluta indicata dal Circular Economy Network è la creazione di un vero mercato unico europeo per le materie prime seconde, oggi frammentato da ostacoli normativi e regolamentari che impediscono la libera circolazione dei materiali riciclati tra i Paesi membri.“Realizzare al più presto un mercato unico europeo per le materie prime seconde è una priorità assoluta - fa sapere il presidente di CEN, Edo Ronchi -. Confermare la direzione tracciata dal Green Deal e accelerare la transizione verso un’economia più circolare è cruciale per rafforzare la competitività industriale, ridurre i costi di produzione, diminuire la dipendenza dalle importazioni di materie prime e rendere l’economia europea più resiliente. È anche una condizione indispensabile per tagliare le emissioni di CO₂ e centrare l’obiettivo della neutralità climatica”.
Necessario coinvolgere i cittadini con incentivi economici
Cosa propone il Circular Economy Network? Nel documento l’organizzazione suggerisce a Bruxelles una strategia integrata articolata su quattro assi principali.
- Sul fronte della produzione, il CEN chiede investimenti in impianti moderni, tecnologie efficienti e infrastrutture adeguate, in particolare per il trattamento delle plastiche, dei RAEE e il recupero delle materie prime critiche. Tra le priorità: norme armonizzate tra gli Stati membri, criteri obbligatori di ecoprogettazione, sviluppo di competenze qualificate, e strumenti di debito comune europeo per finanziare la transizione.
- Sul piano dei consumi, il Network ribadisce che la transizione circolare non può avvenire solo dal lato dell’offerta. È necessario coinvolgere attivamente i cittadini con incentivi economici, informazioni standardizzate su durata, riparabilità e riciclabilità dei prodotti, e un mercato che renda convenienti servizi come noleggio, riparazione, ricondizionamento e riutilizzo.
- Per raddoppiare il tasso di circolarità, il documento invita Bruxelles ad affrontare l’attuale crisi del mercato dei materiali riciclati, schiacciato dalla competitività delle materie prime vergini. Il CEN propone di introdurre quote minime obbligatorie di contenuto riciclato, standard comuni di qualità, incentivi per le MPS certificate e riduzione dei costi energetici per le imprese del riciclo. Particolare attenzione viene chiesta per la filiera delle plastiche, oggi in forte difficoltà, e per il settore RAEE, dove si propongono standard obbligatori di trattamento e controlli più rigorosi sui flussi illegali.
- Infine, il CEN chiede che il nuovo Circular Economy Act preveda una vera fiscalità verde, allineata agli obiettivi ambientali dell’UE. Tra le misure armonizzazione delle normative End of Waste, affinché il riconoscimento concesso da uno Stato membro sia valido in tutta l’Unione.
Ue, fare di più per rafforzare la transizione verso l'economia circolare
Da tempo, l'Ue si è posizionata come leader globale nella transizione verso l'economia circolare, varando due strategie globali consecutive: il piano d'azione per la chiusura del ciclo del 2015 e il nuovo piano d'azione per l'economia circolare del 2020. Questi quadri di riferimento si fondavano sul presupposto che una combinazione di regolamentazione ambientale, impegni volontari e obiettivi di gestione dei rifiuti avrebbe guidato la transizione verso un'economia più circolare.
Tuttavia, le analisi della Corte dei conti europea, dell'Agenzia europea dell'ambiente (AEA) e i rapporti di Mario Draghi sulla competitività europea e di Enrico Letta sul futuro del mercato unico dimostrano che è necessario fare di più per rafforzare la transizione verso un'economia circolare. Nell'autunno di quest’anno, la Commissione europea dovrebbe adottare l'Atto sull'economia circolare dell’UE, proposta normativa che mira a stabilire regole comuni per le soluzioni circolari in tutto il mercato unico europeo, ad aumentare l'offerta e a stimolare la domanda di materiali riciclati di alta qualità, prodotti ricondizionati e altre soluzioni circolari in tutto il blocco.
Qualche dato sulla produzione di rifiuti in Europa e il loro riciclaggio
- Impronta sui materiali: 14,1 tonnellate pro capite (2024; Tendenza: stabile/elevata).
- Tasso di utilizzo circolare dei materiali: 12,2% (2024). Obiettivo: 24% entro il 2030).
- Produzione di rifiuti: 5 tonnellate pro capite all'anno (2022). Circa il 40,8% dei rifiuti prodotti nell'UE viene riciclato e il 30,2% smaltito in discarica. Rispetto al 2010, nel 2022 nell'UE è stato prodotto il 31,1% in più di rifiuti pericolosi.
- Tasso di riciclaggio (imballaggi): 67,5% (dato 2023; Obiettivo: 70% entro il 2030).
- Tasso di riciclaggio (rifiuti elettronici): 30,8% (dato 2023; Lontano dall'obiettivo del 65% entro il 2019).
- Commercio di materie prime: deficit commerciale di 29 miliardi di euro (2023). Brasile e Stati Uniti sono stati i principali partner per le importazioni dell'UE (2023). Cina e Regno Unito sono stati i principali partner per le esportazioni dell'UE (2023). Tra il 2013 e il 2023, le importazioni sono cresciute del 30%.
- Commercio di materie prime riciclabili: nel 2024, le esportazioni di materie prime riciclabili sono ammontate a 35,7 milioni di tonnellate: la Turchia è stata la principale destinazione delle esportazioni UE di materie prime riciclabili (12,3 milioni di tonnellate). Le importazioni di materie prime riciclabili sono ammontate a 46,7 milioni di tonnellate nel 2024 e provenivano prevalentemente dal Brasile (9,8 milioni di tonnellate).
- Occupazione nell'economia circolare dell'UE: 4,3 milioni di persone (2021).
(Fonte Eurostat e EAA)