Voglio la pelle d’uva

Bucce di uva, semi e raspi. Ecco gli ‘ingredienti’ dell’innovativo tessuto tecnico somigliante nell’aspetto e nelle prestazioni a una pelle vegetale o animale, ma con un valore aggiunto in più: la possibilità di ridare nuova vita agli scarti vegetali che, altrimenti, andrebbero smaltiti.

La wine leather o grape leather, come già viene chiamata, ha debuttato nell’ottobre scorso a Milano, dove, presso la Vigna di Leonardo, location perfetta per l’occasione, è stata presentata la prima collezione/prototipo di vestiti, scarpe, borsette e altri accessori per l’abbigliamento, firmata dall’eco-designer Tiziano Guardini.

Per ottenere Vegea, questo il nome corretto del biomateriale realizzato dall’omonima azienda, vinaccia e raspi vengono polimerizzati mediante trattamenti meccanici e fisici brevettati, fino a ottenere una miscela che, spalmata sul tessuto, dà vita alla similpelle tecnologica.

L’idea è datata 2014 e si deve all’intraprendenza di due giovani professionisti: Gianpiero Tessitore, architetto, e Francesco Merlino, chimico industriale (nella foto, da sinistra: Francesco Merlino, Valentina Longobardo, Gianpiero Tessitore ), che si sono messi alla ricerca di nuovi materiali che potessero sostituire sia quelli di origine animale sia quelli ricavati da fonti non rinnovabili.

“Siamo di Milano – spiega Merlino – e nei dintorni ci sono territori, come ad esempio il Franciacorta, che creano una presenza industriale importante, ma che da sempre registrano il problema dello smaltimento delle biomasse, la cui valorizzazione è invece molto interessante. Parallelamente, da tempo, assistiamo a una richiesta sempre più pressante di nuovi materiali. Su queste riflessioni, abbiamo aperto un laboratorio e, in collaborazione con Centri di ricerca specializzati nella sintesi macromolecolare, abbiamo iniziato un percorso di ricerca con l’obiettivo di individuare nuove modalità di trasformazione di queste biomasse, arrivando a identificare nella vinaccia la materia prima ideale”.

Nel 2016 è stata fondata l’azienda Vegea e nel 2017 è stato depositato il brevetto. “Da qui in poi l’industrializzazione ha subito un’accelerazione – prosegue Merlino – e sono state molte le aziende del settore agroalimentare che ci hanno fornito i loro studi di fattibilità legati alla valorizzazione delle biomasse, un processo in grado di avviare una importante economia circolare della quale noi possiamo essere un fulcro”.

Il primo mercato ad accogliere con entusiasmo la novità è stato quello della moda che ne ha intravisto le potenzialità e le possibili applicazioni, tuttavia le prestazioni di questo materiale a base vegetale sono molteplici e possono essere sfruttate anche in altri settori specifici: come, ad esempio, l’arredamento, l’automotive e il packaging.

Ma quando si potranno vedere sugli scaffali i primi prodotti? “Attualmente siamo in fase di industrializzazione – conclude Merlino -. Per ora le produzioni sono limitate e potranno arrivare sul mercato quando i quantitativi diventeranno interessanti. Le tempistiche sono dettate perciò dai nostri partner industriali, tra i quali aziende tessili e cantine vinicole. Noi viviamo di servizi e continuiamo a lavorare con gli studi di fattibilità. Per quanto riguarda il settore del fashion, il nostro prodotto è stato visionato da diversi designer della moda e siamo convinti che la commercializzazione dei primi esemplari realizzati con il nostro tessuto tecnico potrà vedere la luce nel giro di poco tempo”.

Nel frattempo, per Vegea, sono arrivati diversi riconoscimenti. Tra questi, il primo premio al Global Change Award 2017, il concorso Internazionale più importante in fatto di innovazione nel mondo della moda, promosso dalla H&M Foundation, e l’inserimento nell’Eu Top 50 competition, iniziativa del Parlamento europeo che premia le migliori 50 start-up del Vecchio Continente. E sempre a Bruxelles, Vegea ha presentato di recente il nuovo progetto ‘filato dal vino’ per sviluppare nuovi tessuti vegetali a base di uva. Ma questo ve lo racconteremo in una prossima puntata.

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