A Torino si recupera con i rider di Food Pride

Si chiama Food Pride il progetto grazie al quale, a Torino, si recuperano le eccedenze alimentari nei mercati rionali e nei negozi di quartiere.

Ce ne parla Giulia Farfoglia dell’associazione Eufemia, capofila del progetto.

“Come associazione Eufemia – dice – avevamo alle spalle un’esperienza simile, attivata nel 2012. Ma lo scorso anno, sulla spinta di un bando della Compagnia di San Paolo, abbiamo deciso, con altri soggetti, di unire le forze e fare rete”.

Se infatti Eufemia è capofila, il gruppo di realtà che partecipano a Food Pride è ben nutrito.

Tra queste: Eco dalle Città, Re.Te. Ong, Legambiente Metropolitano, Cooperativa Sociale Aeris, Ass. Popolare Dante Di Nanni, Scs La Rondine, Associazione Misteria, Associazione Commercianti C.So Brunelleschi, Parrocchia San Bernardino e Cooperativa Sociale Raggio.

A recuperare gli alimenti dai mercati rionali e dai negozi di quartiere sono invece i volontari/riders che girano in bicicletta e in cargo bike.

Una volta terminata la raccolta, i volontari portano il cibo nelle sedi delle associazioni che partecipano al progetto, per essere donato, oppure direttamente nei dormitori e nelle parrocchie.

Partita ufficialmente a gennaio scorso, la rete sta funzionando bene: buono il riscontro, buona la visibilità e soprattutto nuovi volontari.

Ogni settimana si raccoglie circa una tonnellata di frutta e verdura. Mentre sono più o meno 30/40 i chili di pane recuperati giornalmente a Porta Palazzo e una ventina alla settimana nel mercato di via Porpora. Tanto per avere un’idea di quanto cibo andrebbe altrimenti sprecato.

Alla raccolta, Food Pride ha affiancato altre iniziative che hanno l’obiettivo di sensibilizzare e di educare al tema dello spreco.

“Oltre ai laboratori organizzati nelle scuole che hanno soprattutto lo scopo di prevenire lo spreco attraverso l’educazione– spiega ancora Giulia -, abbiamo aperto due laboratori di cucina con anche dei nutrizionisti. I laboratori coinvolgono, tra gli altri, senza fissa dimora o richiedenti asilo. Pensiamo che così si possa favorire l’inclusione e ridare dignità non solo al cibo ma anche alle persone”.

Food Pride organizza poi momenti di convivialità e partecipazione attiva sul territorio con l’obiettivo di creare comunità. E infatti è proprio in queste occasioni che spesso si riattivano rapporti tra gli abitanti di un quartiere.

Non mancano azioni di sensibilizzazione nei confronti delle pubbliche amministrazioni.

Stiamo portando avanti un dialogo con i Comuni – prosegue Farfoglia – per fare pressione affinché venga applicata la Legge Gadda, che prevede diversi incentivi per i soggetti che donano. Come, ad esempio, la riduzione della Tari (tassa sui rifiuti)”.

Food Pride lavora su Torino e cintura, a Nichelino e a Grugliasco. “Altri Comuni dovrebbero entrare presto – conclude Giulia -. Nel frattempo, oltre alla nostra pagina Facebook, stiamo predisponendo un sito internet e preparando delle vetrofanie con il marchio di Food Pride che i negozi aderenti potranno esporre presso i loro punti vendita”.

Le immagini sono tratte dalla pagina Facebook di Food Pride

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